EDITORIALE

Marcianise, specchio dell'Italia 2018

C’è un sindaco nel Casertano, da un anno e passa, che vuole amministrare riportando la legalità dove è nato e dove vive. Vuole “essere” il sindaco e non solo “fare” il sindaco. C'è un giornalista che, allenato dal fiuto genetico della notizia, è in grado di dirti, prima e meglio degli altri, cosa accade e, soprattutto, quel che potrebbe accadere.

C'è un uomo minacciato di morte che è finito sotto scorta, inseguito dalla camorra nelle stesse strade dove è nato e dove vive. Il sindaco, il giornalista e l'uomo sotto scorta hanno un solo nome: Antonello Velardi. È lui, innamorato di Marcianise, provincia di Caserta, a dover pagare il prezzo più alto del pericolo di vita nelle stesse giornate italiane in cui molti esultano credendo che il recente voto politico abbia già significato qualcosa di rivoluzionario e catartico. Invece no, quest'uomo incarna il paradigma italiano della storia che non passa e del tempo che viviamo nel Mezzogiorno dove si rischia che ad amministrare la cosa pubblica restino solo i più furbi, i più corrotti, i più pronti a contemperare interessi illegittimi e desideri criminali. Il sindaco di Marcianise, nell'Italia 2018, ha deciso di gettare la spugna. Si dimette, sfinito dal volere inseguire «l'utopia» del cambiamento, come lui stesso ha confessato. Gli hanno postato su facebook perfino la macabra immagine degli occhi cavati, sanguinanti. Ma cosa ha fatto di così grave per poter meritare questa condanna, così brutale, violenta e tribale? Ha abbattuto una palazzina che era stata costruita abusivamente sul marciapiede attiguo ad una piazza, ha restituito alla sua città un velodromo che era stato occupato abusivamente da una famiglia e dove sull'anello di cemento organizzavano corse di auto, si è rifiutato di fare lo scambio, ormai usuale nei comuni del sud, di far assumere lavoratori in cambio di un appalto fatto vincere all’impresa “amica”.

Ha consegnato alla collettività la villa confiscata al camorrista del paese e, soprattutto, ha informato quotidianamente su facebook delle sue attività istituzionali con il “diario del sindaco” che è diventato oggetto di una tesi all’università di Napoli. Ha chiesto ai preti di esercitare il loro ministero seguendo più papa Francesco che qualche contributo pubblico. Cioè, voleva cambiare, ma sul serio, il suo paese, che è una civilissima terra casertana sfregiata da decenni di occupazione criminale e dove, negli anni ’90, fu sciolto il Consiglio comunale per infiltrazione mafiosa. Marcianise non è solo una storia casertana, è una storia italiana. E' anche una storia di casa nostra dove in molti comuni i camorristi continuano a salire e scendere le scale per curare i loro affari. O incontrare quegli amministratori che, invertendo la prassi criminale degli anni Ottanta, nei periodi elettorali hanno sostituito la debolezza della politica e, quindi della raccolta del consenso, con la richiesta di aiuto ai camorristi. A Scafati, ad esempio, era noto fin dal 2008 che i Casalesi avevano occupato l'attività amministrativa e lo Stato è arrivato solo nel 2015.

Ma perché l'assalto ai comuni? I centri di spesa si sono spostati a livello comunale dove, tra bilanci squassati e assenza di controlli sulle 'macchine' delle burocrazia locali, c'è di tutto e di più. Ai fini della camorra, insomma, conta più un sindaco di un deputato. Le amministrazioni locali sono più permeabili al consenso della criminalità. Non si spara più, la camorra ha raggiunto le sue pax territoriali. Chi pensa ai vecchi boss volta le spalle ai nuovi, apparentemente meno violenti: sono in grado di condizionare le amministrazioni locali, infiltrarsi con intelligenza criminale. Ciò significa che viene inquinato il circuito democratico, con fenomeni trasversali dal punto di vista politico. L'invasione delle liste civiche nei comuni consente una 'mobilità' nei consigli comunali che spesso è funzionale agli affari della camorra.

Oggi entra vigore l'ora legale. Ma 'l'ora legale' è anche il titolo di un film dei comici siciliani Ficarra e Picone. Al di là delle risate si coglie l'immoralità della comunità di Pietragrande ostile a vivere il cambiamento imposto in forza di ordinanze dal sindaco. Il ritorno di questi cittadini, dopo l'euforia del nuovo, alle connivenze del passato appare legato ai favori delle clientele. Nel film di Ficarra e Picone il male è rappresentato dal carabiniere corrotto (lo Stato), dall'attivismo dello spione al servizio di lobby (segrete) e dal mafioso che assiste, sornione, agli eventi. A pagare, alla fine, sarà il sindaco in una comunità che preferisce tornare al passato con la cieca connivenza delle istituzioni corrotte e della criminalità. Nell'Italia del 2018, non è solo un film.