L'ERTE VIE

Le tre donne della Maraini che sfidano la disperazione

Dopo aver conosciuto le familiari donne di questo romanzo, mi sembra di vederle tutte, come in una sartoria, di quelle della nostra infanzia, intorno a un disteso lenzuolo sporco di sangue, strappato, ferito, che è limando e, con la disattenzione naturale che mettono nel ricucirlo, imprimergli un’idea inaspettata, nuova. Questo mondo sta per finire, e loto intente a registrarne l’anima, a placarne lo strazio. Un romanzo che ho letto appena pubblicato, in ottobre, e ora rileggo a fine anno con il piacere d’incontrare dò che ho già amato: i libri sono dei paesaggi, luoghi in cui sei tentato di tornare, e allora trovi le vie che ti portano all’enigma che nascondono. “Tre donne” di Dacia Maraini (edizioni Rizzoli) è la storia di una madre che vive con sua madre, e con la propria figlia. Rapporti fragili che diventano segni furiosi di tenerezza, un inseguirsi di stanze astratte in cui sembra che siano solo i pensieri a muoversi e le parole con cui essi lottano, una trasparente essenzialità rende il romanzo uno sconosciuto familiare spazio coperto di neve, pacatamente disperato, un rapporto tra queste donne sembra una scala che si scenda nel risalirla: "In una piccola comunità femminile ogni cosa gira in tondo, non sfugge niente, soprattutto il possesso di un segreto che passa da un cervello a un altro, rivelandosi attraverso rapidi sguardi misteriosi”. Gesuina, Maria, Lori interpretano le tre generazioni, un pensiero semplice e misterioso le tiene insieme ed è la sovranità del corpo, di cui esse non sanno molto ma basta per respirare il dolore eia poca gioia. Tra i tanti libri che Dacia ha scritto, a volte drammatici, belli come incendi, questo è il più semplice, un bacile con dentro dell’acqua e il cielo che vi si specchia. I personaggi maschili sono all’estemo, sempre altrove: "Lui non sa del figlio, se vuoi neanche glielo diciamo, ci teniamo per noi il segreto". Un libro elementare e difficile come una grammatica. Come scrisse Borges, un labirinto è il deserto.