L'EDITORIALE

Lasciate l'odio fuori dalle urne

Finalmente. Finalmente è finita. Oggi si vota e c’è già un primo sentimento di liberazione. Dopo una campagna elettorale che è stata definita così solo per una sorta di omaggio ad un vecchio galateo della politica ed alla consuetudine della comunicazione oggi si va alle urne con due rischi che minano la tenuta di una democrazia: l’astensionismo per disaffezione civica e l'ingovernabilità come responso finale. Basterebbero queste due incognite per certificare che la campagna elettorale non ha contribuito a rischiarare l’orizzonte politico del Paese. Dovrà pensarci la saggezza del capo dello Stato, Sergio Mattarella. Si troverà a dover individuare una maggioranza di governo possibile dopo le prime elezioni con il “tripolarismo coatto” del Rosatellum che hanno sostituito quelle del “bipolarismo forzato” del Mattarellum. Non è stata una campagna elettorale ma uno scontro quotidiano ispirato dall’odio e dalla volontaria corrosione del linguaggio pubblico da parte degli stessi protagonisti. Discriminanti come coerenza d’impegno, preparazione, rettitudine morale, capacità d’iniziativa, pazienza e forza d’animo, pur senza pretendere impossibili perfezioni, sono diventate impercettibili e lontane. Ora non si tratta di industriarsi per cercare risposte postume perché si tratta, piuttosto, di capire perché sia potuto accadere che una legittima domanda di nuovo valore politico per governare le istituzioni abbia finito per infrangersi nella menzogna della violenza. O dell’odio che, almeno oggi, sarebbe bene tenere fuori dalla cabina elettorale. La politica non è altro dalla società. È, invece, il prodotto finale di un sentimento comune civile. Quel che un tempo erano le “piazze del popolo” ora sono diventate le “agorà della invettiva”. Fino al punto da indurre qualcuno, poche ore fa a Pavia, a marchiare le abitazioni degli antifascisti. Goliardia? Assolutamente no. Sono, invece, le drammatiche conseguenze di una caccia all’uomo. Perchè l’odio politico? È vero, siamo sospesi tra un passato che spesso non piace o che viene ripudiato, un nuovo che non si è avverato dopo la sbornia “nuovista” e un futuro che non riesce a coinvolgere. Ma ciò non giustifica l’odio politico che, in politica, non paga mai. Nove anni fa, e sembra un secolo fa, fece il giro del mondo l’immagine del volto terreo di Silvio Berlusconi, ferito e solcato dal sangue. Era stato appena ferito a piazza Duomo a Milano da un folle spinto dagli umori reali del Paese di quel tempo, tra odio ed ostilità che andavano ben oltre l’antiberlusconismo politico. Nove anni dopo è di nuovo quasi amore tra Berlusconi e l’elettorato italiano. Eppure per il Cavaliere sono passati oltre venti anni di alterna fortuna politica, inseguimento giudiziario e una condanna definitiva per frode fiscale pagata con la destinazione ai servizi sociali in un ospizio milanese. È solo la mutazione del giudizio politico su Berlusconi o anche la presa d’atto che l’ossessione dell’odio politico, spesso alimentato dalle carte giudiziarie, non paga mai? L’odio politico, sì. C’è stato anche in Campania, nell’appena conclusa campagna elettorale. Libero ognuno di giudicare politicamente il presidente della Regione, Vincenzo De Luca. Ma la contestazione a Pozzuoli con il lancio di sacchetti di spazzatura contrassegnati dalla foto di un figlio, quello indagato (non condannato), è stato quanto di più grave potesse capitare nel pieno della campagna elettorale. Un’aggressione consumata tra l’indubbia valenza mediatica della monnezza che vola di fronte al Potere e il malcelato compiacimento dei nemici politici. Tranne qualche parola di solidarietà, silenzio totale di fronte ad un odio a livello belluino. Compreso il silenzio degli intellettuali alcuni dei quali sarebbero perfino disposti a giustificare il lancio quasi come una sorta di contrappasso: tu sei il potere, te li meriti. Ingiustificabile. Bisognerà capire a fondo l’odio politico-elettorale di queste ultime settimane in Campania, fermo restando il lavoro della magistratura sull’inquietante scenario degli affari dei rifiuti. C’è qualcosa in più. Chiuse le urne, varrà la pena capire e raccontare. I magistrati napoletani è giusto che indaghino fino in fondo. Mandando in galera chi ha preso tangenti. Processando chi ha sbagliato in danno della salute e del danaro pubblico. Perchè si comprenda bene dove c’è la resa della politica e dove invece c’è l’avanzata del malaffare, comunque si mascheri. ©RIPRODUZIONE RISERVATA