IL COMMENTO

La resa dei conti con lo Stato infedele

Fin quando non ci sarà una sentenza definitiva di condanna nessuno potrà mai scrivere chi è l’assassino, o chi sono stati gli assassini, di Angelo Vassallo. Fatto è che a otto anni di distanza dall’omicidio del sindaco, dopo l’archiviazione della prima indagine, ora l’Antimafia ha il tempo e il respiro necessario per arrivare ad una svolta. Già qualche giorno fa abbiamo scritto che le notizie provenienti da Napoli su Lazzaro Cioffi, il carabiniere accusato dalla procura di essere in stretti rapporti di amicizia e di affari con il boss Pasquale Fucito legato ai narcos colombiani, avrebbero potuto innestare nel caso Vassallo significative piste di indagini. Fermo restando la presunzione di innocenza, sembrano risuonare con inquietante attualità le parole del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho pronunciate al teatro San Carlo proprio in occasione del ricordo di Angelo Vassallo. Il capo della procura nazionale antimafia prendendo a prestito la prima e non ancora definitiva sentenza di condanna sulla trattativa Stato-mafia, sostenne che si può fare luce sui grandi misteri anche scandagliando il fondo dove è nascosto il tradimento di uomini delle istituzioni. Ora starebbe avvenendo proprio questo nelle nuove indagini sull’omicidio Vassallo. In otto anni quanti depistaggi sono stati compiuti? Non è forse vero che i giudici di Palermo hanno sacramentato, in una sentenza, i depistaggi per la strage di via D’Amelio dove furono uccisi Borsellino e gli uomini della scorta? E non potrebbe esser così anche per l’omicidio Vassallo, dopo le ultime ipotesi che portano la procura antimafia di Salerno ad esplorare il mondo della infedeltà istituzionale già emerso nel rapporto tra i carabinieri di Castello di Cisterna ed uno dei più temibili clan napoletani? Gli interrogativi sono solo ipotesi. Ma c’è una certezza ed è l’assassinio di Angelo Vassallo, l’uomo che pochi giorni prima di morire confessò di aver scoperto fatti che non avrebbe mai voluto scoprire.