L'EDITORIALE

La luce dell'umile notizia

Francesco, Enza, GianMarco, Gabriele e Alessandra hanno appena compiuto diciotto anni sono cinque salernitani "ragazzi del '99". Tra la notte e l'alba del Nuovo Millennio si contesero il primato della nascita nell'Anno Duemila. Sui giornali dell'epoca sono ritratti in fasce, con i loro genitori felici. Di qui a qualche mese voteranno per la prima volta: sono già da tempo connessi ogni attimo con il mondo e, probabilmente, non sanno neppure dell'esistenza di questo giornale cartaceo se non per averlo visto nelle mani dei loro genitori o dei loro nonni. O averlo sfogliato, occasionalmente. Nei modi che gli sono propri si interessano agli altri, rifiutano le ingiustizie e vedono che le loro speranze si infrangono laddove, sul crinale della storia quotidiana, avvertono spesso la opacità dura e cattiva della realtà. Rivedere Francesco, Enza, GianMarco, Gabriele e Alessandra non sarebbe solo un'emozione ma un'occasione per capire (e farti capire) quel flusso inestimabile della memoria tra generazioni, senza pretese nostalgiche e con l'umiltà di chinare la testa di fronte a chi ti accusa di non aver saputo garantire loro i colori dell'aurora. Di fronte agli interrogativi che porrebbero questi salernitani "ragazzi del 99" non ci si può astenere da una risposta, li, soprattutto, in questo anno in cui saremo assillati dalla celebrazione dei cinquantanni della rivoluzione giovanile del 1968, quei “ragazzi del 99” potrebbero perfino essere tentati da una sbrigativa necrologia sulla memoria con un tweet da generazione solitaria e connessa al tempo stesso. Come porsi di fronte ai "ragazzi del '99" con il giornale della loro storia quotidiana più prossima? Quella che vedono passare sotto i loro occhi senza alcuna mediazione di un altrove indefinito? Tanta gente, a partire dai “ragazzi del 99", si allontana dai giornali perché li vede come una cosa oscura e non comprensibile, un prodotto sconnesso dalla realtà, un rewind cartaceo di facebook. In realtà un giornale non è un collage di notizie ma un mosaico di fatti oggettivi, cose con il loro nome e persone con la loro dignità. Deve esser privo di quella rancorosa solitudine del "tutti contro tutti" che affossa le libertà, l'innovazione e il cambiamento. Costruire un quotidiano cartaceo, nato a Salerno ventidue anni fa, fatto ed edito da salernitani, significa riprendere il metodo della chiarezza e della limpidezza con l'umiltà della notizia che diventa virale quando intercetta la ragione e la passione del lettore. Ripartiamo dalla concretezza del racconto della vita quotidiana in una grande città italiana che negli ultimi venti anni ha conosciuto una trasformazione che ora propone agli occhi del mondo. Quella stessa città dove, negli ultimi anni, le sue sponde sul Mediterraneo hanno fatto afferrare la speranza di una vita migliore a migliaia di uomini e donne che arrivano da guerre, povertà e miseria. Una città senza la sgangherata indole razzista che si manifesta spesso in quelle aree settentrionali del Paese classificate sempre ai vertici della "qualità della vita" nazionale. Basterebbe solo questa medaglia civile per far inorgoglire Salerno e chi l'abita all'alba del nuovo anno. Partiremo da quei volti della sofferenza del mondo e dal riflesso delle Luci che conquistano migliaia di turisti per raccontare le virtù, le speranze e le opportunità di ogni giorno ma anche i dilemmi, i drammi e le difficoltà di una grande città. Senza cedere di un millimetro a quella "superbia dell'informazione" che ha reso i suoi stessi protagonisti giudici riflessi negli specchi caserecci che mai hanno allungato lo sguardo alla grandezza dell'umano casa nostra. Lo faremo con l'umiltà della notizia e il racconto della storia quotidiana che passa tra gioie e fatiche, fragilità e successi.