L'ERTE VIE

La civiltà silenziosa degli alberi sulla terra

Con un dito traccio un cerchio sulla sabbia e, seguendo un modello abituale di pensiero, decido che il punto al centro di quella circonferenza (linea occasionale o proiezione del cosmo) sia l’elemento più importante di quel disegno: ci intestardiamo a cercare sempre il centro di ogni cosa, per dominare, inglobare, misurare il potere. Solo cinquecento anni fa, con Copernico (1543), cominciammo a dubitare di essere noi il metro che misura il mondo, ma siamo ancora lontani da riuscire a sradicare il bisogno di riferire sempre alla centralità del nostro “io” tutto quello che ci è intorno (Freud attribuiva questa testarda pulsione alla forza del narcisismo). Così, giudichiamo gli alberi solo una funzione inerte e gregaria della nostra vita. Almeno da un secolo eliminiamo foreste immense con un ritmo suicida (e continuiamo pur sapendo che potrebbero difenderci contro la catastrofe del clima). L’albero vive (già Aristotele gli attribuiva un’anima), sente, comunica. Abita questa poca terra con paziente responsabile dignità non inferiore a quella degli animali tra i quali noi siamo una specie dominante: Giordano Bruno nella “Cabala del cavallo pegaseo”, 1585, scrive che questo dominio non è dovuto alla nostra presunta intelligenza ma al fatto che abbiamo le mani: “L’uomo trionfatore (...) si riferisce non tanto al dettato de l’ingegno quanto a quello de la mano”. Certo, a un albero manca il pensiero come noi lo intendiamo, capace di articolarsi in suoni linguistici per esprimere concetti, mancano la voce e altri attributi, necessari - dal nostro punto di vista - per definirlo un individuo: così lo tagliamo, distrattamente lo violentiamo, intacchiamo le sue radici se danno intoppo al viale del nostro orto. Scrive in un bell’articolo (pubblicato ieri sul “Corriere”) Anna Meldolesi: “Non hanno neuroni e non sono capaci di astrazioni ma sono esseri sociali”. Gli alberi in qualche modo parlano, diversamente da noi. Si esprimono “nel metabolismo secondario”, in maniera chimica, in modo diretto senza le scorciatoie dell’inganno.