IL COMMENTO

La città e il porto coesistenza a rischio

È un argomento che, con periodicità più o meno annuale, da 30 anni torna nel dibattito cittadino. Parliamo del trasferimento del porto commerciale sulla costa a sud di Salerno. Lo propose ormai più di 30 anni fa Carmelo Conte che caldeggiò la soluzione di un porto canale sul litorale di Eboli, sostenendo che solo cosi ci sarebbe stato un futuro dato che ormai stava per partire la concorrenza di Gioia Tauro. Qualche anno dopo l’argomento fu riproposto dall’allora presidente del Consiglio regionale, l’architetto Giovanni Sullutrone, che proponeva di trasformare l’attuale porto commerciale in un grande porto turistico. Successivamente, a più riprese, l’argomento è stato riproposto da diversi politici locali fino a quando, anche su input dell’Autorità portuale, fu commissionato uno studio di fattibilità che si concluse con la proposta di un porto isola al largo del litorale tra Pontecagnano e Battipaglia. Alla fine l’idea fu abbandonata, perché per realizzare un’opera del genere servivano non centinaia ma miliardi di euro, cosa che nessun governo avrebbe mai finanziato. Gli unici in grado di poter spendere tanti soldi sono i cinesi che stanno costruendo porti in varie parti del mondo e stanno faccendo shopping di scali e addirittura di autorità portuali nel vecchio continente. Ma questa soluzione, ammesso che si fosse trovato qualche magnate orientale disponibile, avrebbe significato estromettere del tutto l’imprenditoria locale. Successivamente l’idea di lasciare a Napoli i traffici commerciali e di trasformare in scalo turistico il porto di Salerno fu ripresa anche dall’ex presidente della Provincia, Angelo Villani. Alla fine, così come era già avvenuto durante il fascismo (l’episodio lo ricordò Alfonso Menna in un suo libro, si decise di lasciare il porto commerciale dove si trovava, perché troppo oneroso costruirlo altrove, e di apportare delle migliorie. Per questo motivo si ottennero i finanziamento (ministro Antonio Di Pietro) per le gallerie che, purtroppo, non sono state ancora ultimate. E arriviamo al punto dolente: il traffico sul viadotto Gatto, che tanti problemi crea alla città e che ha spinto ieri il consigliere comunale Antonio Cammarota ad aggiungersi all’elenco di quelli che hanno chiesto di trasferire il porto commerciale altrove. Bene farebbe l’Autorità di sistema portuale del mar Tirreno centrale a darsi una mossa per la ripresa dei lavori di Porta Ovest prima che la protesta, come avvenuto per le Fonderie Pisano, monti e si cristallizzi la frattura con la città.