Giorgio Pappalardo in azione sul ring

LETTERA DAL CARCERE

«L’ultimo round del mio papà»

Da una cella di Fuorni scrive al padre ex campione di boxe

Caro direttore, le rinnovo, in primis, la riconoscenza per l’articolo dedicato al mio papà il 22 settembre 2017, grazie di vero cuore. Papà è in fin di vita, questione di ore, ed io mi sento di impazzire perché non lo stringo tra le mie braccia da 4 anni.

Vivo rinchiuso in una cella tormentato da questa brutta realtà.

Quando l’articolo fu citato nella rassegna stampa tv, di prima mattina, ebbi un’emozione che non so trovare aggettivo per descriverla. Tutti i miei amici di reparto mi fecero un lungo applauso e non riuscivo più a smettere di piangere.

Non voglio approfittare assolutamente. Sono sufficientemente onesto e umile intellettualmente ma, e dico ma, se ha uno spazio sul giornale pubblichi questa lettera, la usi per papà.

Si diventa grandi uomini non quando aggiungi qualcosa (che sia materiale o non) al tuo essere, ma quando la togli, allora comprendi, o inizi a comprendere, il vero senso della vita (se mai ce n’è uno).

Non sono riuscito e non potrò riuscire a dire a mio padre quanto lo amo e l’ho amato, quanto mi ha insegnato con la sua integrità, con i suoi valori, benché il mio curriculum, il mio status quo dice il contrario. Io confido in Lei. La stima, comunque decide di fare, per Lei e per la sua redazione resterà invariata. Una cosa Le chiedo però, se deciderà di fare un ultimo omaggio ad un uomo che sta salendo in cielo, La invito vivamente ad accennare al mio pentimento e alla mia sofferenza. Mi auguro che quello che ci insegnano da bambini in chiesa, quello che professano i cristiani, sia vero, solo così potrò incontrare di nuovo Giorgio Pappalardo per potergli dire che uomo è stato.