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L'ingegnere Erra contro i residenti di via Baratta sullo smottamento

Il progettista attacca: «Protestano da tempo e domenica hanno riempito d’acqua il terreno»

Il cantiere sabotato. E i residenti di via Baratta intenti a boicottare l’opera tirando acqua al proprio mulino e pure sul terreno: ed è subito frana. Questo il quadro tracciato da Enrico Erra, ingegnere battipagliese che non ci sta a veder messo in discussione il suo operato. È lui il tecnico che, per conto della “Vitolo & Vitolo”, ha progettato il mastodontico palazzo di sette piani e quattro torri, finito nell’occhio del ciclone dopo il cedimento di decine di metri cubi di terreno. Nel cantiere di via Baratta, poi, Erra è il direttore dei lavori, ed è anche il calcolatore statico. E ora racconta la sua versione dei fatti
«Sin dal rilascio del permesso di costruire - spiega Erra - i battipagliesi che risiedono nei fabbricati limitrofi si sono attivati con gli uffici comunali e tutte le forze di polizia giudiziaria per protestare contro la realizzazione dell’opera e vederla bloccata, fino a giungere, nella giornata di domenica, a riversare un’enorme quantità d’acqua sul confine dell’erigendo palazzo determinandone lo smottamento della falda di terreno».
L’ingegnere guarda con sospetto alla vicenda: «Il fronte di scavo è unico, sia sotto la palazzina che nella parte sovrastata dall’aiuola retrostante, e anche il materiale è lo stesso, e quindi, se la causa dello smottamento andasse ricercata nel nostro cantiere, allora sarebbe dovuta crollare la parte sottostante l’edificio, e non quella in prossimità del giardino».
Un’area che i lavoratori conoscevano bene: «Avevamo la rampa di discesa nello scavo, e quella zona è stata aperta da un bel po’; come mai il crollo accade proprio di domenica e quando, da un mese e mezzo, non si verificano precipitazioni atmosferiche?». E spiega con un esempio: «Se alla sabbia s’aggiunge dell’acqua, se ne aumenta la capacità portante, ma soltanto fino a un certo punto, perché superando un determinato livello idrico, la sabbia perde le sue caratteristiche e si disgrega».
Gli agenti di polizia municipale, guidati dal tenente colonnello Gerardo Iuliano, hanno depositato un dossier in procura. E lo fecero anche a febbraio, quando si recarono in cantiere e segnalarono delle carenze nella cartellonistica. Ad allertarli, un fax dei residenti. Proprio gli abitanti, domenica scorsa, hanno segnalato una crepa nell’intonaco della palazzina poi sgomberata. «Quella lesione è antica - dice Erra - ed è stata utilizzata strumentalmente, tant’è che la scelta di non effettuare alcuna verifica tecnica si lega, per stessa asserzione di chi è intervenuto, alla volontà di non incorrere nelle responsabilità che si sono evidenziate dopo i tragici fatti di Torre Annunziata».
Una carenza di riscontri tecnici che, a parere del progettista, «ha attivato un meccanismo perverso che ha portato all’evacuazione delle famiglie degli stessi soggetti cui è riconducibile uno smottamento divenuto, nell’immaginario di chi avversa l’opera, crollo di un muro in un cantiere». Parole dure. «Al di là delle istanze più o meno legittime dei residenti - tuona Erra - va spiegato che nessuno è proprietario di null’altro della sua proprietà: non si è padroni di ciò che ci circonda». E quel palazzo sarà tirato su: «Non ho la sfera di cristallo, ma non possono bloccarci, perché il cantiere è in sicurezza ed è in possesso di tutte le autorizzazioni previste dalla legge, rilasciate anche dai tecnici nominati dalla commissione straordinaria prefettizia».
Intanto gli sgomberati del palazzo “Tarallo” non possono ancora far rientro a casa, ma le operazioni di messa in sicurezza proseguono: «Tra lunedì e martedì dovremmo completare il getto dei muri di contenimento», conclude Erra. Lunedì prossimo, con i suoi tecnici e con quelli del Comune, effettuerà il sopralluogo sul cantiere per far chiarezza. E per gettare acqua su un fuoco di polemiche.

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