L'Erte Vie

L’enorme spreco di cibo e la lezione di Danilo Dolci

Gridava rabbia e sdegno civile Danilo Dolci quando scrisse “Spreco” nel 1960 (Einaudi). Parlava della sua Sicilia occidentale, dello spreco che si faceva - allora come ora - sottraendo a chi ci somiglia l’aria ed evitando di vederlo morire per non provarne ripetuto fastidio. Ognuno è un arrogante campiere per il vicino di cui non conosce bene il nome mentre, girando la faccia, gli mette in mano un pane avvelenato. Dal 1960 è passato mezzo secolo e siamo ancora, in un incerto specchio, a guardare il nostro unico profilo mentre la povertà ci lambisce da ogni lato. Nel Vangelo di Luca, nel terzo capitolo, udiamo il suono di un temporale, che si ripeta in un abisso d’acqua, nelle parole di Giovanni Battista che sorprendono la nostra pigrizia: “Chi vi mostrerà dove fuggire dall’ira che sta per venire?”. È allora che qualcuno gli chiede: “Che cosa dunque dobbiamo fare?”.
Coi piedi nel fiume Giordano, Giovanni Battista diventa riverberante luce, tutto è cancellato e chi gli ha fatto la domanda si ritrova lontano da se stesso: come piovesse dall’alto, la voce del Battezzatore dice: “Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha e chi ha da mangiare faccia lo stesso”. È cristiano solo chi comincia il suo respiro da queste due parole, la tunica e il cibo: a ognuno di noi non tocca più di un vestito e di un piatto. Domenica, il quotidiano “La Stampa” ha avuto grande coraggio nell’affidare l’articolo di apertura (il taglio alto della prima pagina) al tema apocalittico del nostro vergognoso buttare cibo buono, alimenti fruibili, fino a raggiungere i cinque milioni di tonnellate ogni anno d’inesprimibile spreco (ma tutto l’Occidente, e non solo, è protagonista di un simile e moltiplicato scempio). Non è facile rendersi conto di quest’immensa isola di cibo senza mare. Danilo Dolci diceva che “l’importante è rompere da qualche parte il cerchio”. I cerchi sono molti. Il più devastante è la corda chiusa del concetto di proprietà, la malattia mortale che fa sentire tutti - a volte anche le vittime - proprietari della vita degli altri.
©RIPRODUZIONE RISERVATA