«Irragionevoli i tempi dei nostri processi»

La presidente della Corte d’Appello bacchetta i magistrati e annuncia: «Snelliremo la durata». Battaglia contro la soppressione

Il primo anno di una donna alla presidenza della Corte d’appello di Salerno è quello di una sferzata, in toni e contenuti, a incongruenze della politica e pastoie della magistratura.

Il rischio soppressione. È l’anno in cui la Corte d’appello Salerno rischia persino di perderla, inghiottita da un progetto di regionalizzazione allo studio di una commissione ministeriale. Su questo la presidente Iside Russo ha chiamato alla mobilitazione, annunciando, nella cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, «conseguenze drammatiche» se l’ipotesi della soppressione dovesse andare in porto. «Occorre – ha detto – un’azione sinergica (che veda coinvolti magistrati, avvocati, parlamentari, forze di polizia, enti pubblici e la stessa società civile) che metta in risalto le ricadute negative sulla giurisdizione». Le conseguenze di un accorpamento al già congestionato distretto di Napoli sarebbero drammatiche – ha spiegato – al punto di rendere «ingestibile il servizio giustizia». E non vi sono giustificazioni di spending review che tengano, «perché la funzione giurisdizionale non risponde al criterio di mercato dei risultati, ma si misura quotidianamente sui valori». Dalla politica la prima risposta arriva nell’intervento del deputato Tino Iannuzzi, che ha annuncia di aver raccolto informazioni rassicuranti ma promette che la guardia resterà alta. E intanto rilancia, proponendo che il ruolo della Corte salernitana sia perfino rafforzato, estendendo le competenze al territorio di Avellino come già avviene per il Tar.

La durata dei processi. La geografia giudiziaria è solo una della criticità. I riflettori si sono accesi su una durata dei processi «che non è ragionevole», alimentata – ma non solo – da carenze di organico divenute ataviche. La Russo ne ha anche per i colleghi giudici. Pone la riduzione dei tempi come obiettivo prioritario e chiede di snellire le motivazioni delle sentenze evitando che si trasformino in trattati: «È necessario un passaggio autocritico, perché motivazione completa non è quella esuberante, ripetitiva. La motivazione redatta col “copia e incolla” si ripercuote anche sulla credibilità dell’istituzione giudiziaria». Quindi l’intento di redigere un protocollo per la redazione delle sentenze di merito, sul modello di quanto già avviene in Cassazione, e il richiamo ai magistrati a «gestire il ruolo delle udienze prefiggendosi obiettivi di efficienza». Raccoglie la sfida il presidente della sezione distrettuale dell’Anm, Massimo Palumbo, che invoca modifiche normative per snellire il dibattimento (consentendo di acquisire relazioni di consulenti e polizia giudiziaria) e auspica un maggiore filtro in udienza preliminare: «Oggi il giudice del primo grado ha anche 80 procedimenti al giorno, con questi numeri è impensabile un discorso serio di efficienza e rapidità». Una sponda la offre il presidente della Camera penale, Michele Sarno: «Il giudice può lasciar perdere processi già destinati alla prescrizione, ma deve sapere che poi il Csm non interverrà con verifiche disciplinari».

Gli organici. Che sull’efficienza incidano i vuoti in organico resta l’altro elemento di doglianza. «In questo distretto la situazione è particolarmente grave – ha dichiarato la presidente Russo – porto in questa assemblea la voce, responsabilmente critica, dei giudici, per l’impossibilità di svolgere fino in fondo il proprio ruolo». I numeri parlano da soli: al Tribunale di Salerno è scoperto in media il 20 per cento dell’organico, con punte del 36 per cento per i funzionari giudiziari e del 50 per quelli contabili. «Facciamo il più con il meno» ha spiegato Enza Esposito per l’associazione dei dipendenti della giustizia. I dati sui procedimenti pendenti sono illuminanti: ai giudici civili e del lavoro ne sono arrivati 36.300 dalle sezioni distaccate soppresse, che si sono aggiunti ai 45mila già incardinati a Salerno; mentre al Tribunale penale i fascicoli trasferiti sono stati 10.750. Una mole di lavoro a cui si fa fronte con l’apporto della magistratura onoraria che, anche ieri, ha rivendicato più diritti. «Siamo lavoratori precari senza alcuna tutela giuslavoristica» ha accusato Elisabetta Barone.

Gli avvocati. Non ride neanche l’avvocatura, soprattutto quella più giovane. Se il presidente dell’Ordine, Americo Montera, stigmatizza la nomina di sottosegretari «senza competenza in materia», la rappresentante di Mga, Valentina Restaino, parta di «tagli vertiginosi» a cui fa da contraltare l’aumento dei costi per l’accesso alla giustizia. «Se la litigiosità aumenta – ha spiegato – è perché la domanda di giustizia non trova quasi mai risposta».

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