IL FUTURO DELLA CAMPANIA

«Investire sul turismo per farne il motore della nostra economia»

Esperti a confronto alla tavola rotonda organizzata a Salerno da Bper Banca, Qn Il Giorno e la Città

SALERNO - Elaborare una seria politica industriale per il turismo campano. E, ancora, puntare sulla qualità, ammodernando le strutture ricettive, migliorando le infrastrutture e i trasporti, e creando un ecosistema in grado di offrire un prodotto completo, dotato di un forte “capitale reputazionale”. È questo il turismo del terzo millennio, la chiave di lettura per far diventare l’industria turistica il vero e proprio motore trainante dell’economia regionale.

È quanto emerso nel corso della tavola rotonda “Turismo, fare impresa tra identità e innovazione”, organizzata da Bper Banca, Qn Il Giorno e la Città. Al confronto hanno preso parte il direttore de Il Giorno, Sandro Neri, il direttore generale di Edizioni salernitane, Giuseppe Carriero, il direttore de “la Città”, Antonio Manzo, il rettore dell’Università di Salerno, Aurelio Tommasetti, il direttore generale di Bper, Fabrizio Togni, l’assessore regionale allo Sviluppo e Promozione del turismo, Corrado Matera, il presidente di Federterme Confindustria, Costanzo Jannotti Pecci, il presidente della società di gestione dell’aeroporto Costa d’Amalfi, Antonio Ferraro, e il direttore del parco archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel. «A Milano, negli ultimi anni – ha evidenziato Neri – abbiamo assistito ad una trasformazione incredibile: la città è diventata turistica. È cambiato il modo di vivere e di percepire una metropoli. E quest’effetto s’è riverberato in tutta la Lombardia. Questa è la strada da seguire, per valorizzare i tesori del nostro Paese, che tutto il mondo c’invidia». E che il turismo sia la «grande industria del futuro» l’ha rimarcato anche Carriero che ha pure specificato come sia l’ora «della mobilitazione degli uomini di buona volontà per valorizzare l’oro che ci ha regalato madre natura». Tommasetti ha messo in evidenza come il dato della crescita turistica italiana sia «a due velocità». «In Veneto – ha detto – ci sono stati 63 milioni di visitatori, mentre in Campania 19 milioni di presenze. Nella nostra regione non abbiamo saputo ancora cogliere l’occasione, tant’è che molti sono i disoccupati. E non credo che le misure in corso possano risolvere tutti i problemi. Bisogna sfruttare le opportunità senza perdere ulteriore tempo, nell’interesse dei nostri giovani e del territorio». Manzo ha stimolato il dibattito, evidenziando come la Campania «nella classifica turistica tra le regioni italiane sia ai primi posti per volume d’affari». Proprio partendo da questo assunto, Togni ha invitato gli imprenditori a investire, in quanto oggi c’è «abbondanza di liquidità e i tassi sono bassi». «Il turismo – ha spiegato – s’è modificato e acquisisce sempre più valore il customer experience. Un posto può essere bellissimo ma deve esser in grado di soddisfare tutte l’esigenze. Va creato un ecosistema, che deve pure essere comunicato e gestito in modo che sia in grado di appagare il turista». Che oggi si parli di turismo in termini economici è già un traguardo, anche se la strada da percorrere è ancora lunga. È questo il concetto che ha espresso Pecci, che ha portato come esempio virtuoso il Veneto che «da solo registra le presenze di tutto il Sud». Un exploit che è stato possibile grazie alla lungimiranza degli imprenditori «che hanno capito e organizzato, sia sul piano delle strutture che della formazione, l’industria turistica ». Proprio ciò che manca in Campania, regione in cui, oltre a combattere l’abusivismo, è indispensabile «capire – ha precisato Pecci – la vocazione del territorio, anche in termine di tradizione, e prevedere un’efficace formazione». E per ammodernare le strutture Pecci ha proposto alla Regione di «prevedere un bando in cui sia possibile detrarre le spese fatte dal 2015, in modo che le banche possano intervenire con le anticipazioni». Ha chiesto la collaborazione di tutti Zuchtriegel: «Siamo un albero in un piccolo vaso – ha detto il direttore del Parco archeologico di Paestum – che per crescere ha bisogno di essere piantato in un terreno. Da soli non siamo in grado di andare avanti, nonostante nel 2015 il polo museale di Paestum è stato inserito tra i 15 siti italiani dotati di autonomia speciale». Per far capire come i problemi da risol- vere siano ancora tanti, Zuchtriegel ha fatto un esempio: «Abbiamo parlato con gli operatori turistici – ha concluso – per far arrivare a Paestum i croceristi che sbarcano a Salerno. Ebbene noi abbiamo un problema di viabilità, e sono i 20 chilometri del tratto da Battipaglia al Parco archeologico. I tour operator preferiscono puntare su Pompei che, anche se più distante, è raggiunto dall’autostrada, mentre Paestum rappresenta un rischio in termini di viabilità e di certezza dei tempi di percorrenza».

Gaetano De Stefano

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