L'INTERVENTO

Il Parco spiegato a fumetti, ma non è tempo di favole

«Miei cari sudditi»… oggi farò questo, vi aspetto, obbeditemi, seguitemi! Ancora e sempre: «Miei cari sudditi»… In maniera ossessiva e imperiosa.

La lingua della principessa cilentana Primula, che abita nel «regno del Cilento», che non è mai esistito, assurta a emblema floristico del Parco Nazionale Alburni Cilento Vallo di Diano, che ha sede a Vallo della Lucania, ripete come un disco rotto la formula schiavistica parlando un linguaggio medievale, fuori dal tempo e dalla storia.

Nessuno ha detto alla principessa, il cui fumetto è distribuito gratuitamente nelle scuole, che siamo nel 2018 e le principesse hanno da secoli fatto il loro tempo. Bisognerebbe dirlo anche al fumettista napoletano Paco Desiato e al dott. Tommaso Pellegrino, presidente del Parco Nazionale Alburni Cilento e Vallo di Diano ed ex deputato dei verdi, che, entusiasta, ha adottato e finanziato un discutibile fumetto per promuovere - come dice - il parco e il medioevo culturale e politico presso le scuole del territorio del Parco. In realtà l’operazione porta politicamente e storicamente indietro le nuove generazioni e le lancette della storia, trasmettendo agli studenti e alle studentesse del Cilento un linguaggio che è indice di regresso politico e culturale. E lo fanno con la complicità di presidi distratti che consentono a Paco Desiato, che non è nemmeno cilentano, e al Presidente del Parco di raccontare nelle scuole del territorio di inesistenti principesse e di mai esistiti regni del Cilento, confondendo gli scolari proiettati verso il futuro, riportandoli ad un passato fatto di schiavitù, quando appunto per re, regine e principesse non esistevano né uomini e né donne, ma solo e unicamente «sudditi», che dovevano prontamente ubbidire e farsi sfruttare.

Noi vorremo consigliare al Presidente del Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano di portare nelle scuole libri veri che aprano la mente agli scolari in senso progressista e non regressivo, in senso democratico e non monarchico o principesco che sia. A meno che il Presidente di un Parco, che vive ed opera in una Repubblica e non in Regno, non voglia creare le premesse per rivolgersi ai futuri cittadini del Parco che sono gli studenti e le studentesse di oggi - ricorrendo all’offensivo «Miei cari sudditi ».

Non si può far conoscere il territorio né trasmettere l’amore per il parco e l’ambiente utilizzando un linguaggio medievale e schiavistico, che non era usato nemmeno nel medioevo per timore di suscitare rivolte popolari.

Riteniamo che l’iniziativa del Parco sia altamente diseducativa perché falsa la storia e danneggia l’immaginario collettivo degli scolari e delle scolare del Cilento, ai quali vengono trasmessi linguaggi e valori superati. Non è più il tempo delle favole per risolvere i gravi problemi del parco del Cilento, come lo spopolamento delle aree interne, l’inquinamento, la mancanza di lavoro, la miseria. Alle scolare, che saranno le future donne del Cilento, che rischiano una vita senza lavoro e lontane dalla propria terra, non si può presentare come modello educativo la vita di una principessa.

Alle nuove generazioni è necessario - per farle crescere libere e autonome - parlare il linguaggio della verità e della libertà, senza confonderle con principesse e regni che non hanno mai fatto parte della storia vera del Cilento e senza proporre immaginari irreali.

Questo è anche il compito della scuola e del Parco. Che sia un’operazione diseducativa e dannosa lo prova il fatto che nella trappola sono caduti intellettuali e adulti, i quali - invece che alla magistratura - si rivolgono alla principessa per implorarla di proteggere il territorio dalle deturpazioni paesaggistiche e ambientalistiche.

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