L'ERTE VIE

I piccoli principati che comandavano nei partiti

Le prossime elezioni saranno terribili, se ne avverte il suono contrario a se stesso, afono di cascate sotterranee nella sordità dell'incoscio della storia, nella stanchezza che non si fa rivolta: quell'angosciante dire "no" dei poveri, pregrammaticale perché si esprime con un diniego del capo. Dopo anni d'incomunicabilità, tutti i partiti chiedono consenso: la loro crisi ha raggiunto livelli di patalogia nella prosciugata identità, le strade percorribili della politica ristrette fino a diventare argini, corde annodate nell'incuria. Un dialogo disidratato dal nostro cattivo uso: così, mentre il rapporto tra voce e volto è finito, solo furbe finzioni resistono a tentare ultimi e miserevoli inganni. Queste elezioni di marzo rischiano di coincidere con questa crisi di sopportabilità: al posto del popolo sovrano (cara Costituzione!) i partiti sono diventati sempre più proiezione di un principe, e dentro gli stessi partiti si sono formati piccoli violenti principati nell'esaltazione di un familismo politico che il nostro meridione ha già conosciuto e subìto durante il fascismo e nelle vicende monarchico-democristiane del dopoguerra, e che ora il popolo non sa reggere, rifiuta, mentre non può nemmeno sperare in una civile ricolta per finalmente capovolgere il cannocchiale della storia. Nel capitolo XXV de "Il Principe", Machiavelli parla di papa Giulio II, della "sua ferocia et impeto", che non indugiava nell'interpretare gli eventi ma li voleva sempre e comunque sopravanzare. Per Machiavelli, il principe doveva essere volpe (scrive "golpe") e lione "a sbigottire i lupi". Ma Giulio II era una torma di soli leoni. Ora, da alcuni anni sono apparsi politici feroci come Giulio II, animali nuovi, appartenenti più all'araldica che al simbolismo del mondo animale: prìincipi senza popolo che si rigeneri nella loro forza. Hanno Enti oscuramente potenti, grandi Comuni, il prestigio di una Regione (le Regioni sembrano staccarsi come isole, signorie quattrocentesche coi loro prìncipi muti). Un esempio, da noi, è De Luca.