I grani antichi sono un prodotto i cui effetti sono molto positivi

LA TUTELA DELLA BIODIVERSITA'

I grani antichi sono sinonimo di qualità

Successo per il progetto “Coltivatori Custodi” promosso da Riccardo Di Novella

SALERNO - I grani antichi ormai sono ovunque, li ritroviamo dal panettiere sotto casa così come in molti biscotti industriali. Che sia una moda che in molti cavalcano soltanto in apparenza è un sospetto lecito e fondato, ma le eccezioni ci sono e rappresentano la vera base su cui si fonda una piccola agricoltura volta alla tutela della biodiversità.

Sono in molti a chiedersi il perché sia preferibile scegliere un grano antico a dispetto di una comune varietà moderna, e la risposta – ovviamente – è articolata.

Innanzitutto per far spazio alle numerose varietà che la natura ci ha donato, e poi perché i grani antichi non essendo stati modificati dalla mano dell’uomo risultano più salubri ed hanno in genere un sapore meno omologato.

Infine, bisogna ricordarsi che comprare varietà autoctone locali significa dare man forte a piccole realtà agricole.

Nel Cilento - tra Sassano, Monte San Giacomo e Teggiano – c’è un’esperienza che val la pena conoscere (se possibile) dalla stessa voce di Riccardo Di Novella, agronomo e naturalista.

È lui oggi a rappresentare il progetto “Coltivatori Custodi”, nato con il suo papà Nicola ben venticinque anni fa, con l’obiettivo di contrastare l’erosione genetica, tutelare la biodiversità e recuperare le antiche coltivazioni nell’area del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, dando nuovo stimolo all’agricoltura di collina e montagna.

Nella prima fase ha fatto tappa in diverse zone d’Italia per contribuire allo sviluppo della ricerca, poi si è concentrato sulla raccolta di semi e piante spontanee dell’area Parco, riunite nella sede dell’Ecomuseo della Valle delle orchidee e antiche coltivazioni creato nel comune di Sassano proprio da Di Novella.

Nel 2014 alla ricerca è stata dato un nuovo impulso con la partnership con l’Ente Parco, è così che sono stati coinvolti una ventina di agricoltori che si sono impegnati con i loro campi situati ad un’altitudine che va dai 600 ai 1200 metri sul livello del mare.

L’innovazione sta nel fatto che le azioni messe in campo non sono rivolte alla salvaguardia di una specifica cultivar, ma ad un complesso sistema di biodiversità.

Nel 2015 c’è stata la prima raccolta ed una prima produzione di farine. Oggi il raccolto (in media 70 quintali) viene conferito a mulini della zona (Trezza di Teggiano e Di Brizzi di Sassano) che assicurano la macinazione a pietra, grazie alla quale restano intatte le proprietà dell’intero chicco.

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Da quando è nato il prodotto finito, farina commercializzata sotto il nome Nonna Juccia, sono nate tante amicizie ed iniziative che danno man forte a questo importante progetto locale di ricerca, senza fini speculativi. Domani, alle 18 - presso la sede di Capaccio Scalo di StoriediPane – Riccardo Di Novella sarà il protagonista di un laboratorio gratuito voluto dal panificatore Paolo De Simone, da sempre sensibile alle varietà locali e alla diffusione delle stesse. Un bell’appuntamento per approfondire l’argomento e mettere le mani in pasta, infatti sarà presentata e realizzata una ricetta di biscotti con farina di grani antichi.

Antonella Petitti

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