I giudici gelano i Pisano Torna il rischio sigilli 

La Cassazione ha accolto l’appello della Procura contro il dissequestro Adesso il Tribunale del Riesame è chiamato a una nuova decisione

SALERNO. Per le Fonderie Pisano torna il rischio chiusura. La Cassazione ha accolto il ricorso della Procura contro il dissequestro disposto lo scorso dicembre dal Tribunale del Riesame, e ha annullato quel provvedimento con una sentenza di rinvio che ora ripassa la palla ai giudici salernitani. Sarà infatti di nuovo il Riesame a dover decidere se lo stabilimento di via Dei Greci può continuare a funzionare o deve essere sequestrato, attenendosi stavolta alle linee guida indicate dalla Suprema Corte. Per questo sarà fondamentale sapere quali sono le motivazioni dell’annullamento, che la Cassazione depositerà nelle prossime settimane e che fungeranno da stella polare per la nuova decisione di merito.
Estensore ne sarà un magistrato che Salerno la conosce bene: il giudice Vito Di Nicola, che in città ha lavorato per molti anni sia da inquirente (nel pool anticorruzione) che da giudice delle indagini preliminari, e che ora è in forza alla terza sezione penale della Cassazione. Si sa che i motivi di ricorso depositati dai sostituti procuratori Mariacarmela Polito e Silvio Marco Guarriello erano due: uno relativo a un vizio di motivazione (si riteneva che quella contenuta nell’ordinanza di dissequestro fosse solo apparente, argomentando sulle esigenze cautelari con valutazioni che avrebbero riguardato il merito della vicenda); l’altro, più insidioso, sull’individuazione della soglia di tollerabilità delle emissioni di fumi. Se la sentenza della Cassazione si fonda sul primo motivo, al Tribunale potrebbe bastare un accorgimento sulle motivazioni per consentire alla fonderie di restare aperte; se invece la Corte si è soffermata sulla tollerabilità dei fumi, l’ipotesi che alla fabbrica possano essere riapposti i sigilli è molto più concreta.
Proprio sulle diverse interpretazioni di questo punto si è infatti innescato il dissenso tra il giudice delle indagini preliminari, che nei mesi di ottobre e novembre aveva rigettato l’istanza di dissequestro presentate dall’avvocato Guglielmo Scarlato, e il Tribunale del Riesame, che a dicembre l’aveva invece accolta, consentendo la ripresa della produzione. Per il gip Stefano Berni Canani quei fumi (seppure non nocivi, come testimoniavano gli ultimi rilievi dell’Arpac) andavano come ritenuti molesti al punto da imporre la chiusura dello stabilimento, in applicazione delle ultime pronunce della Cassazione secondo cui per configurare il reato di “getto pericolose di cose” basta che la molestia superi una soglia di tollerabilità minima. Il Riesame si era invece rifatto a un’interpretazione meno restrittiva, risalente al 2011, secondo cui a dover essere preso in considerazione deve essere il livello di tolleranza medio. Conseguenza: non bastava che cattivo odore e polvere nera fossero segnalati solo da pochi residenti della zona, tanto più che alcune di quelle segnalazioni non avevano trovato riscontro nelle verifiche di polizia e carabinieri che erano stati chiamati a intervenire. Nell’ordinanza di dissequestro si evidenziava inoltre che «il reato di getto pericoloso di cose non è configurabile nel caso in cui le emissioni provengano da un’attività regolarmente autorizzata (...) e siano contenute nei limiti previsti dalle leggi di settore o dagli specifici provvedimenti che le riguardano». Il rispetto dei parametri implica secondo questa tesi una «presunzione di legittimità del comportamento» che è quella che il Riesame ha attribuiscono alle Pisano. Il gip aveva al contrario valorizzato i casi in cui le relazioni dei carabinieri confermavano le denunce degli abitanti, e aveva posto l’accento sulle sentenze della Cassazione che facevano leva sul criterio esperenziale della tollerabilità.
Adesso c’è di certo che la partita si riapre. Calendario alla mano la nuova udienza al Tribunale della libertà dovrebbe essere fissata prima della fine dell’anno. E per il futuro delle fonderie di Fratte potrebbe essere la data decisiva.
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