Il teatro Verdi di Salerno

IL COMMENTO

I bilanci emmenthal del Teatro “Verdi”. Si cambi, altrimenti si va alla chiusura

SALERNO - Era il 2011 quando davo alle stampe un libricino dal titolo certamente impegnativo, forse pretenzioso, ma sincero negli intenti e nella realizzazione: “Un progetto culturale- teatrale per la città di Salerno”. Fu distribuito gratuitamente e ancor oggi è possibile scaricarne il pdf sul sito della casa editrice “Opera edizioni” dell’ottimo Giuseppe Durante.

Una delle sezioni del volume era dedicata alla Lirica. E come si potrà verificare, già allora, da alcuni articoli di quotidiani, si rilevava che il bilancio delle stagioni liriche del Verdi di Salerno era pessimo, caratterizzato da costanti buchi di bilancio. Per esempio, cinque milioni e mezzo per la stagione 2010, a fronte di ottocentomila euro di sbigliettamento, e per la stagione 2011, appena iniziata quando fu pubblicata la notizia, si prevedeva già una perdita di un milione di euro. E via di questo passo… In questi giorni il sito del nostro Comune ci fa sapere che i bilanci sono ancora come una forma di emmenthal. Qualcuno di stupisce, qualcun altro si indigna, ma di cosa francamente non si sa. Avete presente il film “La grande scommessa”, dove si racconta la storia (vera!) di un gruppo di pochi investitori che scommettono contro il “solidissimo” mercato immobiliare statunitense? Bene, uno dei protagonisti alla domanda: “Come sai che crollerà?”, risponde semplicemente: “Perché ci ho guardato dentro”.

Se c’è qualcosa di cui stupirsi è non averne parlato per tutti questi anni, o non fatto caso a quel che accadeva, o non aver compreso da poche, elementari coordinate che la situazione non poteva, non può e non potrà mai reggere. Almeno in questo modo. Forse diversi criteri di gestione ci sono, e nel mio volumetto indicai qualche esempio mutuato da altri teatri di dignitosa provincia, ad esempio Bergamo, ma francamente preferisco lasciare il campo agli esperti del settore. Perché se loro avranno creato tale situazione, sapranno anche come uscirne, altrimenti dovremo immaginare che esperti non sono. Tutti i teatri d’Opera costano molto e vivono grazie al supporto dello Stato, delle Regioni, dei Comuni. Il problema è nel rapporto tra spesa e ricavi, nel verificare quanto lungo può essere il proprio passo e se il gioco vale la famosa candela. A me, che di teatro notoriamente so nulla, pare semplicemente che così non vada, e continuando su questa strada il destino sarà quello della completa chiusura delle attività. Con buona pace di coloro che giustificano il tutto con il lavoro offerto alle maestranze locali e la ricaduta sul territorio. Scommettiamo, anche qui, che se si va nel dettaglio le maestranze locali hanno compensi meno che dignitosi e l’indotto è risibile? Ci metto su Mille Lire (avete letto giusto, Mille Lire!), sempre perché di teatro, e ancor più di economia, io so praticamente niente.

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