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Happy Hour, lo sfogo dei giovani e i diritti del resto della comunità

L'aspirazione dei ragazzi al divertimento è legittima finché non si oltrepassano i limiti: l'educazione alla civiltà non può essere ridotta a un optional

Si critica da più parti l’happy hour e, come per la movida e hallovveen, tutte cose d'importazione, si sono create almeno due fazioni concorrenti: i sostenitori del divertimento, dell’ora felice e della bevuta libera a prezzi più contenuti del solito, e coloro che inveiscono contro le derive di questa pratica. Provo ad indagare con maggiore accuratezza su queste due posizioni. I primi sono solitamente i giovani che tra il 24 dicembre e il 6 gennaio, giusto per attenerci a questo periodo, ma in realtà durante tutto l’anno, passano diverse ore nelle piazze delle nostre varie città (Salerno, Cava de’ Tirreni, Nocera Inferiore, ma oramai è diventata una prassi abituale ovunque), e parlano, ballano, scherzano, si fanno gli auguri e bevono. Si trangugia birra, vino, liquori, cocktail, insomma, un’orgia di bevande mentre si è tutti stipati, perché fa anche freddo, e si condividono il divertimento, l'euforia, l’eccitazione, l’allegria sfrenata, il disimpegno, per scacciare le streghe dei tempi bigi, per esorcizzare le frustrazioni, le incertezze. La base di tutto è il divertimento. Per altri, il consumo. Non è un caso che gli esercenti pubblici siano tra i primi assertori della innocuità della bevuta collettiva. Per loro è un buon business. I ragazzi difendono il loro diritto alla spensieratezza e mal sopportano chi cerca di eliminare o limitare il fenomeno o semplicemente lo contestano. Si sentono draghi per una sera, vogliono sfidare il mondo, goderselo in nome del "carpe diem" o "dell’attimo fuggente". C’è un tanto di libertario e di liberatorio, di trasgressivo e di sregolato. Mettiamola così. I contrari all’happy hour sono le persone del posto, letteralmente impossibilitate a muoversi, sono obbligate a sentire schiamazzi, musica e frastuono collettivo fino ad ora tarda, sono le famiglie con bambini e tutti coloro che non possono più transitare negli spazi comuni della città, perché incrociano ragazzi sballati, che spesso si sentono male e che, in assenza di servizi igienici efficienti, lasciano sul terreno di tutto, di più. Sicché, il mattino seguente restano a terra bicchieri, liquori rovesciati, cartacce, plastica, bottiglie, e taccio ancora d’altro per carità di patria. Chi ha ragione? Ma naturalmente hanno ragione tutti e due! Che i ragazzi vogliano divertirsi è del tutto legittimo. Lo abbiamo fatto anche noi nelle forme e modalità che la nostra epoca storica ci ispirava e suggeriva. E non capisco perché non debbano farlo anche loro. Dunque, pensare di privare i giovani di queste ore di libertà è controproducente, come tutti i vincoli e le restrizioni che scatenano proprio l’effetto contrario. Naturalmente c’è il sacro ­ santo diritto degli altri, a transitare, fermarsi, a non essere provocati da ragazzi sbronzi o brilli. E questo, ripeto, è un sacrosanto diritto. In un happy hour di un paio d anni fa, che si teneva in un vicoletto molto assembrato, mi è capitato di passare in mezzo a ragazzi diciamo poco lucidi. Non è stata una sensazione piacevole essere guardati in cagnesco e sentire che al minimo accenno la situazione sarebbe potuta degenerare. E immagino se si fosse trattato di una ragazza al mio posto. Dunque, il problema c’è, inutile negarlo. Come ce ne usciamo? Con la presenza delle istituzioni. Impedendo la vendita dei liquori ai minorenni, presidiando il territorio - la semplice presenza riesce ad essere spesso un modo per evitare pericolose derive - aumentando i servizi igienici, controllando che quelli dei bar e di tutti gli esercizi pubblici implicati siano sempre disponibili e funzionali, entrando nelle scuole per tempo educando gli studenti, rendendoli consapevoli delle difficoltà per chi abita nelle zone clou dell’happy hour, dei rischi dell’alcol, dei pericoli delle droghe che, inevitabilmente, possono girare tra i giovani. Queste che una volta erano manifestazioni tipiche nelle grandi metropoli sono diventate oggi scene di dominio pubblico. E in futuro sarà sempre più accentuato il fenomeno, perché tutti sono alla ricerca dell’ora felice. L’educazione alla civiltà è diventata un optional, dovrebbe ritornare ad essere invece il cuore di un popolo e di una com unità. Il rispetto e la tolleranza partono da lì, inutile girarci attorno.