PROFESSIONI

Gli Ordini e le liberalizzazioni. E' giunta l'ora di riparlarne

Torna d'attualità il tema dell'abolizione degli albi professionali: da più parti sono ritenuti come autentiche rendite di posizione generazionale

Si ritorna a parlare dell'abolizione degli ordini professionali in Italia, perché ritenuti autentiche rendite di posizione generazionali. A definire e descrivere tale "stato" è stato lo stesso Renzi. qualche tempo fa e precisamente all'indomani dell'approvazione del disegno di legge sulla concorrenza, che ha introdotto alcune liberalizzazioni per avvocati, notai e farmacisti, varato dal Consiglio dei ministri il 20 febbraio 2015. Quanti ordini professionali ci sono in Italia? Prima di addentrarci nei numeri e nelle statistiche, ricordiamo che l'ordine professionale è un ente organizzato e istituito per legge al fine di garantire la qualità delle prestazioni svolte, definire i limiti minimi e massimi dei prezzi, coordinare attività formative in quel determinato ambito disciplinare, gestire l'albo professionale. Molti gli ordini che hanno anche una loro cassa di previdenza. I collegi professionali, di converso, hanno gli stessi compiti e funzioni. L'unica differenza è che gli ordini raggruppano quelle professioni per cui è solitamente necessaria una laurea, mentre per far parte di un collegio professionale basta il diploma. Qual è l'impatto degli ordini professionali sull'economia italiana? E' una domanda cui hanno cercato di rispondere dei recenti studi economici. Nelle professioni il passaggio generazionale è una regola. Un recente studio rileva che mediamente il 38% dei figli svolge lo stesso lavoro dei padri. Ergo la probabilità di svolgere una professione per cui occorre l'iscrizione a un ordine professionale è bassissima per un giovane che non ha un genitore iscritto all'ordine. Inoltre, lo studio dimostra che maggiore è la frequenza di un cognome in un albo professionale, maggiore è la velocità con cui si passa l'esame per entrare a far parte di un ordine professionale. Un altro studio a firma della Fondazione Debenedetti rileva che il medico, l'avvocato, il commercialista, il farmacista e il giornalista sono le professioni per le quali avere un familiare già iscritto all'ordine ne faciliterebbe maggiormente l'accesso. Da ultimo, la ricerca valuta anche la qualità delle prestazioni dei membri di alcuni ordini professionali (commercialisti, avvocati, ostetriche, consulenti del lavoro, medici e geologi) e rileva che nelle due professioni con maggior nepotismo (commercialisti e consulenti del lavoro), le prestazioni erogate sono effettivamente peggiori. Secondo gli autori dello studio, la ragione è molto semplice: i "figli d'arte" riescono ad accedere alle professioni a costi inferiori, e la mancanza di competizione permette anche ai meno capaci di iscriversi agli ordini professionali. Interrogativo d'obbligo: ci sono e quali vantaggi degli ordini professionali? Gli ordini professionali sono lodati perché controllano la professionalità dei loro iscritti ed erogano loro formazione. Sul controllo esisterebbero tanti dubbi. Non poche volte giornali e televisioni hanno parlato di medici e dentisti falsi che esercitivano abusivamente la professione. Peccato che la maggior parte delle volte siano stati scoperti da pazienti solerti o da un'indagine a firma della Guardia di finanza. Che dire poi della mancanza assolta nella vigilanza della rotazione degli incarichi del Tribunale quale Ctu? La legge 69/2009 ha previsto, infatti, un tetto massimo del 10% per gli incarichi conferiti a uno stesso consulente. L'intento è certamente quello di prevenire situazioni di monopolio da parte di professionisti inseriti meglio nell'ambiente giudiziario rispetto ad altri. Ci vuole tanto a suggerire agli organi a ciò deputati in un tribunale di utilizzare strumenti informatici (ad esempio mediante pubblicazione sul sito del tribunale) per assolvere "la prevista trasparenza" a tale formalità? Occorrerebbe solo seguire la "traccia digitale" degli Enti (Comuni, Province e Regioni) che hanno quale obbligo - ai sensi e per effetto del dlgs 33/2013 - di rendere pubblici e trasparenti tra l'altro i conferimenti di incarichi di consulenza. Alla questione della formazione si può ovviare facilmente: come in ogni altro settore, può essere lasciata a carico di grandi aziende del settore che potrebbero, così, offrire i corsi più in linea con le specifiche esigenze del professionista. Per tutti questi motivi, sarebbe ora di tornare a parlare di liberalizzazione delle professioni in Italia. Un tema vecchio quanto il mondo: ne parlava già Luigi Einaudi nel lontano 1955. In un libro dal titolo tuttora azzeccato e attuale: "Prediche inutili".