Giustizia lumaca, il caso Vallo al Csm 

Anche tre anni per provvedere su una richiesta di misure cautelari. I giudici: «È colpa delle scoperture d’organico»

VALLO DELLA LUCANIA. Un «notevole e non comune ritardo». Lo definisce così, il Consiglio superiore della magistratura, quel modus operandi che al Tribunale di Vallo della Lucania fa sì che la decisione su una richiesta di custodia cautelare arrivi anche dopo tre anni, quando ormai le esigenze sono tutte di nuovo da verificare e l’indagato ha già potuto replicare un numero indefinito di reati. Un “bubbone” che ai giudici del Csm è stato segnalato nello scorso giugno dalla presidente della Corte d’Appello di Salerno, Iside Russo, che a sua volta ne aveva ricevuto nota due giorni prima dal procuratore generale Leonida Primicerio. A chiedere l’intervento degli organi distrettuali era stato il procuratore aggiunto Paolo Itri, che in quei giorni guidava da facente funzione la Procura di Vallo della Lucania. Evidenziava che il Tribunale aveva provveduto su tre richieste di misura cautelare personale «a ben tre anni di distanza dalle relative richieste del pubblico ministero, con l’ulteriore e non trascurabile conseguenza della intervenuta prescrizione, nelle more, di diverse tra le ipotesi di reato contestate». Non si trattava di un caso isolato. Lo stesso procuratore sottolineava che il fenomeno dei ritardi nell’evasione delle misure cautelari era ben più esteso, tant’è che in almeno nove casi la decisione del giudice delle indagini preliminari era arrivata dopo oltre un anno e si era concretizzata in una restituzione degli atti al pubblico ministero, perché riscontrasse la persistenza delle esigenze cautelari «atteso, in buona sostanza, il considerevole lasso di tempo intercorso tra il deposito della richiesta e la decisione del giudice».
La vicenda è arrivata sulle scrivanie della prima commissione del Csm e, nei giorni scorsi, al vaglio del plenum. Hanno verificato la fondatezza delle lagnanze («riscontrate dagli atti»), ma hanno deciso che almeno per ora non saranno adottati provvedimenti, tantomeno quello di trasferimento di un gip per incompatibilità territoriale, che pure era stato adombrato. Gli organi di autogoverno hanno preso atto che nel palazzo di giustizia di Vallo il ritardo è endemico, che l’origine non è attribuibile a situazioni di conflittualità tra magistrati ma al frequente turn over e alle carenze di organico, che rendono insostenibile il carico di lavoro. Lo ha riferito il presidente del Tribunale, Gaetano De Luca, che al Csm ha evidenziato pure una situazione ai limiti del collasso nel contenzioso civile, con circa 1.500 fascicoli per ogni magistrati e 600 cause che durano da più di dieci anni. Riguardo ai gip, ha spiegato che in tanti scontano, insieme alle difficoltà organizzative, il fattore inesperienza. Molti sono infatti al primo incarico e, appena possono, chiedono e ottengono il trasferimento. Di recente la situazione è migliorata con un nuovo arrivo, ma per risalire la china manca, ancora, molta strada.
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