il caso pisano a a salerno 

Esposto e nuovo presidio Le iniziative di Salute e Vita

SALERNO. Un esposto e un nuovo presidio di protesta messo in calendario per il prossimo 27 ottobre davanti la sede del Genio Civile: il comitato Salute e Vita ha annunciato ieri mattina le prossime...

SALERNO. Un esposto e un nuovo presidio di protesta messo in calendario per il prossimo 27 ottobre davanti la sede del Genio Civile: il comitato Salute e Vita ha annunciato ieri mattina le prossime iniziative da mettere sul piatto nel caso Fonderie Pisano. A rinvigorire la lotta scatenata oramai quattro anni fa dal portavoce Lorenzo Forte e dai membri del comitato, è stata la decisione della Cassazione che lo scorso 29 settembre ha annullato il provvedimento di riapertura dello stabilimento di via dei Greci dopo il sequestro preventivo d’urgenza attuato dalla Procura di Salerno il 24 giugno 2016.
«Stiamo raccogliendo nuovo materiale - ha esposto il portavoce del comitato durante la conferenza di ieri mattina - nuove prove video e nuove testimonianze per un ennesimo faldone da inviare al Noe e alla Procura. Ci siamo dati un mese di tempo per raccogliere almeno 1500 firme di residenti e cittadini».
Una battaglia che va oltre l’astio verso la famiglia Pisano. Le Istituzioni al centro del mirino, macchiatesi, secondo il comitato, di lassismo e di complicità nella questione fonderie. «Ancora una volta solo la magistratura ha compiuto il proprio dovere - attacca Forte - mentre la Regione, il Comune di Salerno e l’Arpac continuano ad essere assenti. A marzo siamo stati vicini all’avere un sito, grazie anche alle pressioni di Palazzo Santa Lucia. Ora siamo tornati al punto di partenza, abbandonati anche dall’Arpac che con la guida dell’ex commissario Pietro Vasaturo aveva dato una svolta alla vicenda ma che ora, con l’arrivo del neo eletto direttore Stefano Sorvino, è tornata ad essere vittima del potere politico. Più volte negli ultimi mesi abbiamo chiesto alla Regione e al direttore Sorvino un incontro, ma mai abbiamo ricevuto una risposta».
Emilio D’Arco
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