Antonio Manzo

IL COMMENTO

DE LUCA, L’IMMORALITÀ DEI MORALISTI

Chiariamoci subito. La libertà di espressione che deve essere garantita a chi ha “filmato” Salerno con pregiudiziale ostilità interpretativa è la stessa che deve essere assicurata a chi non la pensa allo stesso modo. Perché la libertà, in una città dove spesso l'autonomia intellettuale viene scambiata per compromissione con il potere, non può coincidere solo quando la si esercita con l'invettiva contro qualcuno o qualcosa. O meglio, solo quando si inveisce contro De Luca e il suo cosiddetto sistema di potere. Non è solo questione di sostanza che pure c’è, e andrebbe analizzata, ma è questione di stile. Narrativo e giornalistico. Il viaggio «FuoriRoma» di Rai Tre, servizio pubblico radiotelevisivo, si è concluso a Salerno. Se si ha la pazienza di rivedere le puntate precedenti che hanno raccontato altre città italiane come ad esempio, Savona, Verona, Bologna, Padova e Palermo, non si ritroverà in nessuna di esse l’abilità insinuante che ha segnato la puntata finale. Non è stata una inchiesta giornalistica, ma l’ennesima puntata di quel populismo giornalistico all’italiana che pretende di raccontare la realtà senza aver mai sentito il popolo. O meglio senza aver mai vissuto il popolo.

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È un pó come quel giornalismo indiziario che pretende di raccontare la società italiana, sempre e comunque, con il pregiudizio del tutti ladri, del tutti corrotti. Meglio se a Salerno, di questi tempi. È l’immoralità dei moralisti che usano l’indignazione per farla scadere nell’ipocrisia sociale. Quei moralisti che, avendo degradato la questione morale a residuato bellico della Prima Repubblica, ora, con gli occhi rosso sangue, puntano telecamere di talk-show per trasmettere manette in diretta per tutti. Salerno è stata raccontata male, malissimo con quel giornalismo da presunto magistero etico dettato da catechiste del politicamente corretto. Dimenticando che la campagna elettorale è finita e il cambiamento avrebbe già vinto. Anche contro le loro inutili catechesi.

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