Con “The drifting clouds” l’Oriente arriva alla Verrengia

Focus dell’iniziativa è il termine “ukigumo” che indica le nuvole fluttuanti Nello spazio di via Fieravecchia a Salerno le opere di tre artisti nipponici

Alla Galleria Paola Verrengia di via Fieravecchia, a Salerno, compare una traccia significativa dell’arte proveniente dal Giappone. Una mostra collettiva che si svolge dal 5 aprile (inaugurazione ore 19) al 19 maggio, e che ha per titolo “The Drifting Clouds”. Protagonisti sono: Kaori Miyayama, Masaharu Sato e Shinya Sakurai. Focus dell’iniziativa espositiva è il termine ukigumo. Indica le nuvole fluttuanti, galleggianti nel cielo. I tre artisti nipponici presentano lavori variegati per tipologia e formato. Fanno fluttuare i propri rispettivi percorsi esistenziali quotidiani tra l’Italia, dove da qualche tempo risiedono, e il loro Paese d’origine, ovvero tra città per molti versi emblematicamente espressive delle due culture cui fanno riferimento, vedi Milano, Torino, Tokyo e Hiroshima. In particolare le nuvole e il loro costante movimento impossibile da fissare a coordinate precise, risulta in bella evidenza in uno dei grafici che animano la brochure dell’evento salernitano, con nuvole diversificate dimensionalmente e cromaticamente, liberamente abbarbicate alla volta celeste che appare essa stessa come una nuvola comprensiva delle altre, nella quale queste s’incastonano quasi per magia, appese a degli inviluppi linearmente protesi e intrecciati alle loro trame ideali che si tracciano nel cielo per mezzo di una invisibile mano maestra. Quest’ultima prende corpo su tutti e tre gli artisti, tutti giocano sul concetto di deriva, di fluttuazione senza remore e senza tema di smentite da parte delle sempre precarie impalcature culturali degli uomini e delle società. Nella stessa brochure spicca anche la bellissima "bambina" dallo sguardo che, dalla penombra della sua cameretta lastricata di disordine, di giocattoli e quant’altro, si proietta verso l’esterno orizzontalmente, verso l’infinito incoercibile, senz’altro riscontro immediato che non sia quella maschera di luce vivida prorompente dall’esterno attraverso una finestra o un balcone, il bagliore disegnato sul suo volto, a fare tutt’uno con esso, con i suoi lineamenti delicati e stupendi. E che dire di quel terzo lavoro impresso su carta, il terzo fra i tre di presentazione che "dicono" dell’esperienza accolta in pieno centro a Salerno per farne partecipi critici e spettatori d’arte: quelle figure indefinibili, multicolori, quasi una irregolare scacchiera fatta di tanti punti difformi, finestra sul senza limite, sull’eternamente fluttuante e sospeso come i fili verticali del dipinto di Sakurai, mentre la sospensione impregna specularmente l’atteggiarsi della bimba fotografata da Masaharo Sato.

Ciro Manzolillo

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