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Case, aziende e terreni, ecco il tesoro dei clan

L’Agenzia dei beni confiscati pubblica i nuovi dati sui beni da assegnare. Nel Salernitano decine di appartamenti già a disposizione dei Comuni

SALERNO. Appartamenti, ville, terreni, box; ma anche esercizi commerciali, aziende e terreni. Un tesoro sottratto al crimine organizzato attraverso la confisca dei beni. Un patrimonio da valorizzare e far fruttare, per passare dall’azione giudiziaria alla cosiddetta “legalità percepibile”, per restituire alle comunità ciò che il crimine ha sottratto per anni. Una parte di questo tesoro è in Campania: non grandi numeri rispetto a quanto accade in Sicilia per i beni sottratti alla mafia, ma pur sempre un patrimonio che lo Stato vuole trasferire ai Comuni nella speranza che le Amministrazioni locali ne facciano un buon uso. È di pochi giorni fa la relazione al Ministro degli Interni, Marco Minniti, e a quello della Giustizia, Andrea Orlando, dell’attuale direttore dell’Anbsc (Agenzia nazionale per l’amministrazione e la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata), il prefetto Umberto Postiglione. Una quarantina di pagine, con allegate le schede tecniche, per fare il punto sulla situazione e proporre dei correttivi ad una procedura – quella dell’assegnazione – lenta e farraginosa. Al 28 febbraio scorso l’Agenzia gestisce sul territorio nazionale 3.093 procedimenti giudiziari di cui 2.410 relativi a misure di prevenzione e 684 relative a misure cautelari reali. Del totale di questi procedimenti in gestione, 2.325 sono nella fase della confisca definitiva. Scendendo ancor più nello specifico, a livello nazionale, risultano censiti 16.696 immobili (fabbricati e terreni), 7.800 beni finanziari, 2.078 beni mobili, 7.588 beni mobili registrati e 2.492 beni aziendali. E si tratta comunque di numeri che sono tendenzialmente sottostimati, e questo perché il censimento è ancora in fase di completamento.

La situazione in Campania. Sempre secondo gli ultimi darti forniti dal direttore Postiglione, ad oggi, in Campania, sono 1.432 gli immobili definitivamente confiscati al crimine organizzato; 453 quelli non ancora confiscati in via definitiva; mentre è di 1.885 il numero degli immobili sottoposti al controllo dell’Agenzia. Secondo questi dati, dunque, l’incidenza in percentuale degli immobili definitivamente confiscati si attesta al 76%. Si tratta per lo più di unità immobiliari per uso abitazione o assimilabile (1.096), terreni (545), esercizi commerciali e industrie (149). C’è poi il capitolo delle aziende confiscate (o in via di confisca) alla criminalità organizzata: si tratta per lo più di società operanti nel settore delle costruzioni, del commercio ingrosso e dettaglio, immobiliari, noleggio informatica e ricerca, alberghi e ristoranti, trasporti. Le cifre ufficiali parlano di 302 aziende definitivamente confiscate, 101 confiscate non in via definitiva, 403 in amministrazione. dati che fanno attestare al 75% la percentuale delle aziende ufficialmente confiscate. Altro dato interessante – lo fornisce una recente indagine di Libera Campania-Fondazione Polis – è la destinazione in Campania dei beni sottratti alla criminalità organizzata attraverso i vari strumenti legislativi: oltre il 56% degli immobili è andato ai Comuni, il 3,9 è affidato ai carabinieri, il 2,8% alla Guardia di Finanza, l’1,2% classificato come “altro”, lo 0,9% ai Ministeri, mentre solo lo 0,1% alla Forestale. «Dai dati in nostro possesso – osservano da Libera-Polis – emerge che il 34,9% (dei beni confiscati, ndr) non è classificato, questo dato è preoccupante proprio per il fatto che si tratta di una quota cospicua di beni trasferiti a soggetti istituzionali e non classificati che necessita di ulteriori approfondimenti e chiarimenti». Sono invece 891 «i beni già trasferiti ai Comuni che possono essere riutilizzati per fini istituzionali e sociali attraverso procedure trasparenti di assegnazione e gestione, con provvedimenti di sistema per evitarne il deperimento, il rischio di abbandono e devastazione. Sono, invece, 140 i beni che insistono in Campania assegnati ad altri soggetti istituzionali per fini di riutilizzo istituzionale». «I Comuni, dunque, «possiedono un grande patrimonio che può essere riutilizzato per fini sociali, al netto delle operazioni di ristrutturazione e del recupero degli immobili. Naturalmente, se questo patrimonio non viene affidato in tempi brevi alla gestione di realtà sociali rischia l’abbandono e il deperimento».

Il tesoro salernitano. Salerno, dopo Napoli e Caserta, è la provincia col maggior numero di beni confiscati in Campania. Attualmente gli immobili in gestione dell’Agenzia sono 345, mentre le aziende sono 67. Gli immobili già destinati, invece, sono 196, mentre le aziende sono 29. Le tipologie dei beni sottratti ai clan salernitani non si discostano da quelle regionali: si tratta per lo più di appartamenti, ville, terreni, esercizi commerciali ed industrie nella maggior partev dei casi decotte o fallite. Un valore complessivo non è stato ancora stimato, ma secondo le più recenti ed attendibili proiezioni siamo nell’ordine delle decine di milioni di euro. Un tesoro consistente, che potrebbe incrementarsi a breve, grazie anche alle procedure in corso di confisca definitiva legate a misure di prevenzione patrimoniale e processi penali. Bastadare un’occhiata agli immobili in gestione che possono essere assegnati provvisoriamente, fino alla confisca definitiva, agli Enti. E qui vengono fuori molte sorprese. A Pontecagnano, per esempio, al momento sono “congelati” ben 26 immobili, per lo più unità abitative, box, garage, appartamenti, ville, magazzini e terreni agricoli; nelle due Nocera, Inferiore e Superiore, sono concentrati 20 beni prossimi a confisca, per lo più unità abitative; la parte del leone in materia di terreni prossimi alla confisca la fa invece Mercato San Severino, con ben 10 appezzamenti legati ad una procedura di misura di prevenzione. Ma anche in altri Comuni ci sono beni che presto potranno entrare nella disponibilità dei Comuni di Siano, Bellizzi, Angri, Agropoli, Capaccio, Montecorvino Pugliano, Omignano e Rutino.

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