Angelo Vassallo

LA LETTERA

Angelo Vassallo, sette anni dopo troppo tempo speso invano

Gentile Direttore, l’ex pm di Vallo della Lucania risponde sul suo giornale ad un mio articolo sull’omicidio Vassallo, pubblicato dal blog “ youcamp. net.” Lo fa solo su due domande che lo riguardano direttamente. La prima è come è potuto accadere che la scena del delitto sia stata incredibilmente inquinata, la seconda è perché la procura competente si sia disfatta rapidamente e inconsuetamente della competenza sulle indagini. I dati di fatto, a detta del pm, sono questi. I carabinieri sanno dell’omicidio dopo cinque ore. Il pm, al suo arrivo, trova una situazione confusa e allontana la folla dalla scena del delitto (persino un ufficiale dei carabinieri, quello della telecamera staccata).

C’è da aggiungere altro? Da quel che si capisce, peraltro, fu tardivamente cinturata solo l’auto e non l’area. In ogni modo l’inquinamento della scena del delitto è l’unica certezza delle indagini. Che tale inquinamento ci sia stato lo sostiene sul suo giornale anche Antonio Vassallo, e nelle ultime settimane l’ha spesso ripetuto Dario Vassallo. Basterebbe, poi, riprendere le dichiarazioni al riguardo del procuratore Roberti, che riconduceva le difficoltà investigative alla mancata preservazione della scena del delitto. Io non accuso nessuno, vorrei dire al sindaco Pisani. Sostengo solo che la responsabilità di qualcuno deve pur esserci e bisognerebbe capire come e perché è potuto succedere. Dopo sette anni e mezzo. Per quel che riguarda la fretta di sbarazzarsi dell’inchiesta: il pm, senza aver fatto neanche due minuti di indagini, dichiara che è un omicidio di camorra, e scatta, naturalmente. la competenza della procura antimafia. Non c’entrano le chiacchiere da bar. Sono cose pubblicate dalla stampa. In ogni caso, rispetto ad un delitto che rischia di rimanere impunito, farsi delle domande corrisponde ad un dovere civico, mentre attaccare chi le pone, con i toni che usa l’ex pm, può anche indurre a tacere e farsi i fatti propri. ********

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Gentile signor Tarallo, non credo che esistano persone al mondo (siano essi investigatori, inquirenti o semplici cittadini) che non insistano a chiedere alla giustizia la verità sull’omicidio di Angelo Vassallo, Una verità che non sia solo giudiziaria ma anche storica. Laddove per storia si intende anche la riscrittura del contesto in cui è maturato il delitto, oltre che dell’individuazione dei responsabili. La rivisitazione degli atti di indagine sarà possibile con la probabile archiviazione: nelle carte c’è scritto quel che è stato compiuto per definire un quadro accusatorio. A quel che ricordano i cronisti dell’epoca non furono le dichiarazioni del pm di turno ad indurre la procura antimafia di Salerno ad avocare a sé il procedimento ma il risultato di un vertice che il giorno dopo l’omicidio fu svolto presso la Dda di Salerno. Non solo.

Ma nelle ore immediatamente successive all’omicidio, prim’ancora del trasferimento a Salerno delle indagini, sul posto fu inviata anche una sostituta procuratrice della Direzione distrettuale antimafia. Segno che non erano state affatto le dichiarazioni del pm di turno a valutare una competenza in capo all’Antimafia. Che sarebbe stata poi ufficialmente definita nel vertice salernitano. Naturalmente la sua libera valutazione dei fatti che ora ripropone con gli stessi motivi ed affermazioni che indussero il dottor Greco a spedirci una lettera, esula la nostra testata da qualsiasi eventuale responsabilità.

Le uniche dichiarazioni che registrammo all’epoca da parte del dr. Greco furono che poche ore prima era stato ucciso non solo un uomo, non solo un sindaco, ma un sogno per tutto il Cilento. E lei lo ha chiamato “Scarparo” senza mezzi termini. Conoscendo la sua passione civile converrà con me che non è giusto far diventare le parole pietre. (ant.man.)