L'INTERVENTO

Alento, un fiume per lo sviluppo

Il corso di 30 chilometri da valorizzare con una serie di iniziative

Il fiume Alento, motore di svi­luppo per tutto il Cilento. Ec­co una progettualità che sot­topongo all’attenzione dei sindaci dei paesi interessati al baci­no dello storico corso d’acqua, degli imprenditori che vi hanno impiantato attività nei settori dell'agricoltura e del turismo, dei dirigenti scolastici per ipotiz­zare percorsi didattici fecondi di sviluppi. Il fiume lungo il corso di 30 km narra una storia narra­ ta, che può essere dipinta, foto­grafata, filmata con la tecnica della multim edialità, in un av­vincente percorso che parta dal­ la mitologia, che vuole il nome del fiume legato a Cirno, figlio di Ercole e approdi alla storia, quel­ la prestigiosa di Elea e quella non meno bella e coinvolgente della Baronia e passi in rassegna contee e marchesati, stati ed uni­versità da Casalvelino a Castelnuovo, da Omignano a Perito, da Rutino a Prignano e, su su, a Cicerale, Magliano e Stio. Ma è, e potrebbe essere, anco­ra di più un fiume di economia esaltando, potenziandole, le atti­vità agricole, da quelle ricche e redditizie della pianura, frutteti e fragoleti, a quelle povere e di sussistenza della collina e della montagna, vigneti, ficheti ed uliveti in collina, castagneti e frutti del bosco e sottobosco in monta­gna. Ma il fiume consente anche un percorso di fede. Lungo il cor­so ci sono chiese e santuari, la cui lettura con sente di scrivere parte della storia devozionale del Cilento. Tre fra i più significa­tivi: la chiesa di San Matteo ad duo flumina alla confluenza del Velino con l’Alento, dove sostò a lungo il corpo del santo Aposto­lo Matteo prima di essere trasla­to a Salerno. Il santuario della Madonna di Loreto a Ostigliano, testimonianza del passaggio e della presenza significativa dei monaci basiiani; il santuario di San Donato, protettore di Mon­teforte Cilento, costruito quasi sugli argini del fiume, in aperta campagna, a tutela dei lavori e dei prodotti agricoli. Il fiume consente anche straordinarie prospettive per il futuro, aperte dalla realizzazione della diga di Piano della Rocca, con la relativa oasi: un organico progetto di fruizione naturalistico ambientale di cui beneficieranno Pri­gnano, Cicerale e Perito, ma un po’ tutto il territorio. È un fiume da conoscere e studiare con l’ideazione di itinerari e percorsi trekking e di parchi didattici per turisti e scuole, alla scoperta della flora e della fauna. Ma, nello stesso tempo, è anche un fiume da gustare, creando punti risto­ ro per gli assaggi dell’enogastronomia: fragole, agrumi e pesche della pianura; olio, fichi e vino della collina; castagne della montagna; e, ancora, miele e frutti del bosco e del sottobosco; funghi, corbezzoli, more, aspara­gi, bacche. L’Alento ha già le ca­ ratteristiche di fiume della salu­te, che vanno potenziate e rilan­ciate con la valorizzazione di piante ed erbe officinali, ricolle­ gandosi alla tradizione medica di Velia, antesignana della Scuo­la Medica Salernitana. E, sopratutto, con la difesa e valorizza­zione della Dieta Mediterranea. È opportuno, necessario e indifferibile pensare alle iniziati­ve per l'istituzione di un premio letterario a tematiche stori­che/agricole/am bientali, di rilie­vo nazionale, con una giuria di grosso prestigio culturale: un premio itinerante che faccia le­va sul richiamo di Velia, ma non trascuri gli altri centri e con ma ­nifestazioni opportunamente di­slocate nel corso dell'anno e che coinvolga scuole ed istituzioni culturali del territori. È un’occa­sione per creare un “distretto culturale” utilizzandolo come “marketing territoriale” col quale e intorno al quale costruire una forte identità andando alle radi­ci della propria storia ed esaltandone le potenzialità di sviluppo per il futuro.